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Piè di pagina: Lucio Dalla in concerto, 29 giugno 1989 - © Marcello Di Benedetto

Intestazione: Lucio Dalla - © Andrea Salvato

L’Amleto di Smoktunovskij



Innokentij Smoktunovskij nel 1943

L’Amleto di William Shakespeare nella traduzione di Boris Pasternak, musiche di Šostakovič, con Innokentij Michajlovič Smoktunovskij, regia di Grigorij Michajlovič Kozincev.


L'ambientazione, l'atmosfera, le scene e i costumi, la recitazione degli attori, le geniali musiche di Shostakovich e la personalissima interpretazione di Smoktunovskij, dove ogni parola, intonazione, sguardo, pausa diventa viva e reale, fanno di questo film un capolavoro assoluto.



Gamlet, (1964), sceneggiatura e regia di Grigorij Kozincev, traduzione di Boris Pasternak, musiche di Dmitrij Dmitrievič Šostakovič. Leone d'argento - Gran premio della giuria alla 29ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia (1968). Con questo film Innokentij Michajlovič Smoktunovskij ottiene la Nomination al BAFTA Film Award dell'Accademia cinematografica britannica e viene premiato da Laurence Olivier; il premio della rivista Cinema Nuovo diretta da Guido Aristarco e in Unione Sovietica la consacrazione a Miglior Attore dell'Anno con il Premio Lenin. In seguito otterrà innumerevoli riconoscimenti tra cui il prestigioso Premio Konstantin Stanislavskij.


*Un film consigliato da Augusto Contento

Cineparallax

Augusto Contento

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Innokentij Michajlovič Smoktunovskij * è stato un attore russo denominato in patria “il re degli attori sovietici”, premiato come Artista del popolo dell'Unione Sovietica nel 1974 e Eroe del lavoro socialista nel 1990


Nel 1945-46 è al Teatro-Studio di Krasnojarsk, nei pressi di Mosca, dove apprende l'abc del mestiere di attore e fa le prime esperienze. Nel 1957 uno dei più grandi registi teatrali sovietici, il georgiano Georgij Tovstonogov (1915-1989), vede in lui un talento immenso e lo ingaggia per il Bolshoi Drama Theatre di Leningrad, dove subito incanta pubblico e addetti ai lavori con il ruolo del principe Myškin nell'Idiota di Dostoevskij.


Nel 1962 Smoktunovskij viene lanciato nel cinema da Michail Il'ič Romm col film Nove giorni in un anno.


Nel 1964 è Amleto nel celeberrimo e omonimo film (Gamlet, in russo) di Grigorij Kozincev, sceneggiato dallo stesso regista, per la traduzione di Boris Pasternak, mentre le musiche sono di Dmitrij Dmitrievič Šostakovič. Con questo film diventa star internazionale ottenendo la nomination al BAFTA Film Award dell'Accademia cinematografica britannica e viene premiato da Laurence Olivier; ottiene il premio della rivista Cinema Nuovo diretta da Guido Aristarco mentre in Unione Sovietica è consacrato quale Miglior Attore dell'Anno e riceve il Premio Lenin. In seguito otterrà innumerevoli riconoscimenti anche per altre pellicole: non ultimo il prestigioso Premio Konstantin Stanislavskij.


Nel 1969 è Pëtr Il'ič Čajkovskij in Una pioggia di stelle e vince il Premio come Migliore Attore al Festival di San Sebastian; un anno dopo gira Zio Vanja di Anton Pavlovič Čechov per la regia di Andrej Sergeevič Michalkov-Končalovskij, che anni più tardi gli varrà il Premio Sorrento.


Nel 1974 è uno dei protagonisti del kolossal Essi combatterono per la patria di Sergej Fëdorovič Bondarčuk, scritto dal Premio Nobel Michail Aleksandrovič Šolochov.


Nel 1975 è il Narratore in Lo specchio di Andrej Tarkovskij.

A metà degli anni ottanta recita in un film di Nikita Michalkov (fratello di Michalkov-Končalovskij): la coproduzione sovietico-franco-italiana Oci ciornie, che valse a Marcello Mastroianni la Palma quale Miglior Attore al Festival di Cannes e la terza Nomination all'Oscar. Del cast facevano parte pure Elena Sofronova e Silvana Mangano.


Nei primi anni novanta gira due film minori con altrettanti registi italiani: Giorgio Ferrara (Caccia alla vedova accanto a Isabella Rossellini) e Fabio Bonzi (Zoloto (Oro), con Franco Nero).

Nel 1994, col regista Vladimir Naumanov fa "Beli Prodznik" scritto dal decano degli sceneggiatori italiani, Tonino Guerra.


L'ultima apparizione cinematografica è del 1997.


Nel corso della sua carriera, Smoktunovskij ha girato oltre 80 pellicole, recitato in un centinaio di commedie e lavorato in numerosi serial televisivi. Nella metà dei casi da protagonista assoluto, ricoprendo tutta la gamma possibile di ruoli: dal drammatico al tragico, dal comico al brillante; personaggi inventati, personaggi della letteratura e della drammaturgia (il Principe Myškin, Amleto, Zio Vanja), ritratti storici (Mozart, Salieri, Čajkovskij); ed ha pure recitato (cantato e ballato) in film e commedie musicali.

Uno dei pianeti minori della galassia – il 4926 Smoktunovskij – porta il suo nome: in termini scientifici si tratta di un asteroide della fascia principale, scoperto nel 1982 dagli astronomi sovietici.


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Grigorij Michajlovič Kozincev * nasce il 22 marzo 1905 a Kiev, allora nell'Impero Russo. Il padre, Michail Kozincev, è un medico. Tra il 1919 e il 1920 studia alla Scuola d'arte di Kiev con Aleksandra Ekster. Nel 1920 si trasferisce a Pietrogrado, dove per due anni studia all'Accademia di Belle Arti. L'anno seguente fonda con Sergej Jutkevič e Leonid Trauberg la Fabbrica dell'Attore Eccentrico (FEKS). Influenzato da Vsevolod Mejerchol'd e Vladimir Majakovskij, il gruppo contamina il teatro con il cinema popolare americano, il circo, il cabaret, con un intento volutamente provocatorio.


Tra i collaboratori del gruppo ci sono anche il giovane attore e regista Sergej Gerasimov e il compositore Dmitri Šostakovič.

Nel 1924 Kozincev e Trauberg cominciano a lavorare per gli studi SevZapKino (poi diventati gli studi della Lenfilm), dove applicano al cinema i principi della FEKS con la commedia Le avventure di Ottobrina (1924). Il successivo Il cappotto (1926), accolto con riserve dalla critica dell'epoca, mostra le influenze dell'Espressionismo tedesco. Gli interessi sperimentali dei due registi si coniugano con il realismo storico e l'impegno ideologico nel loro film maggiore, La nuova Babilonia (1929), una celebrazione della Comune di Parigi vista con gli occhi di un gruppo di lavoratrici. Il film, influenzato dalle teorie sul montaggio di Sergej Ėjzenštejn, inaugura la collaborazione con Šostakovič, che continuerà occasionalmente lungo tutta la carriera di Kozincev.

Con l'affermazione dei canoni del realismo socialista, che va di pari passo con una critica sempre più intransigente alle avanguardie artistiche nei primi anni dello stalinismo, Kozincev e Trauberg abbandonano la ricerca sperimentale a favore di una rappresentazione più naturalistica. La celebre Trilogia di Maksim (La giovinezza di Maksim, 1935, Il ritorno di Maksim, 1937, e La zona di Vyborg, 1939, con Boris Čirkov) offre, in questo senso, l'esempio paradigmatico di eroe popolare, idealizzato ma realistico, presentato come un modello esemplare secondo i principi ideologici codificati dal partito. Il grande successo popolare dei tre film li eleverà a modelli per un'intera generazione di cineasti, almeno fino alla destalinizzazione e al cinema del disgelo. Nonostante l'abbandono degli sperimentalismi formali da parte dei registi, la Trilogia ha numerosi punti di contatto con le teorie della FEKS, a partire dal rifiuto della profondità psicologica.


Nel 1941 Kozincev collabora con Boris Pasternak per una memorabile messa in scena dell'Amleto shakespeariano, che a causa della guerra potrà essere realizzata solo nel 1954. Proprio la Seconda guerra mondiale interrompe definitivamente l'evoluzione formale della coppia di registi. Dopo la guerra realizzeranno un solo altro lungometraggio, Gente semplice, che sarà bloccato dalla censura fino al 1958. Negli anni quaranta il solo Kozincev si dedica all'insegnamento al VGIK, dove lavorerà fino al 1964, e gira illustrazioni storiche formalmente rigorose ma meno personali, come Pirogov (1947) e Belinskij (1950). È solo a partire dalla metà degli anni cinquanta, con la destalinizzazione e l'abbandono dei principi del realismo socialista, che Kozincev può dedicarsi ai progetti che gli daranno notorietà internazionale: Don Chisciotte (1957) e soprattutto, sulla scorta della precedente messa in scena teatrale, una celebre versione di Amleto (1964) che si avvale nuovamente delle musiche di Šostakovič. Il suo ultimo film, un Re Lear (1971) girato nei paesi baltici, è la rigorosa summa di tutto il suo cinema. Muore a Leningrado l'11 maggio 1973.


* Citazioni biografiche da Wikipedia



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