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Teatro del Navile, Via Marescalchi 2/b - 40123 Bologna

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Immagine di fondo: Marcello Di Benedetto, Lucio Dalla in concerto, 29 giugno 1989

Orgia - Regia di Nino Campisi

Elisabetta Corsini
Orgia di Pier Paolo Pasolini, regia di Nino Campisi, 14.11.2010 (Foto di Gabriele Orlandi)
Orgia di Pier Paolo Pasolini, regia di Nino Campisi
con Ippolito Dell'Anna, Giuseppe Mittica, Milena Cortelli,
Simona Ortolani, Agnese Corsi

In scena al Teatro del Navile di Bologna dal 13 al 14 novembre 2010

 

Tutto esaurito per la prima di "Orgia", opera di Pier Paolo Pasolini proposta sabato 13 novembre (con replica il giorno dopo) dal Teatro del Navile, in occasione dei trentacinque anni dall'omicidio dello scrittore. Nella sala piena, gli spettatori, stretti gli uni agli altri, sono accomunati da un lieve disagio che sempre accompagna la necessità di ridurre al minimo il proprio spazio vitale.

 

Uno stato d'animo che si stempera in fretta, non appena dal palco risuonano le prime parole: ha inizio la pièce, estrema e brutale fin dal suo esordio, contrassegnata da un crescendo di tensione che ha la voce e il volto, fra gli altri, di Ippolito Dell'Anna e Milena Cortelli, della Compagnia Teatro Studio, diretta da Nino Campisi. Un uomo e una donna, marito e moglie, sono i protagonisti di un quadro familiare borghese, poggiato su un piedistallo di ipocrisia, convenzioni sociali e sentimenti simulati. E' questo un tema tipicamente pasoliniano, che a ben vedere attraversa tutte la sua opera (dai romanzi alla poesia al cinema) e che guarda con occhi nostalgici al mondo contadino, ai suoi ritmi e ai suoi valori, spazzati via dalla società dei consumi, violenta, alienata, assetata di potere, e soprattutto incapace di accettare ogni forma di diversità. Nasce da qui l'intollerabile frustrazione della coppia – o forse una sola persona dall'identità multiforme - che con un mix di sadismo e masochismo deciderà di liberare le proprie pulsioni negate, giungendo all'uccisione dei figli e poi al doppio suicidio, preceduto dallo stupro di una ragazza.

 

Con la feroce distruzione della famiglia, cellula base della società, e del suo pesante fardello di incomunicabilità e di finte relazioni, si compie così quello che Pasolini teorizzò come un rito culturale che vede coinvolti attori e pubblico, e che pone la parola, scevra di concessioni ad inutili orpelli, al centro di tutto. La scelta registica di rinunciare ad una sorta di "isteria scenica" e di esibire i corpi nudi degli attori, costringe lo spettatore a rimanere inchiodato alla forza delle parole e alle sue provocazioni, al lucido racconto di una squallida esistenza borghese, ancora – la prima rappresentazione risale al 1968 – tragicamente attuale.

 

Elisabetta Corsini

Sipario, novembre 2010

 

 

2010 - present

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