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Il teatro della memoria (2)

1989 - 1995
Teatro del Navile Scuola di Teatro Bologna

Arrigo Grazia,

Episodi della guerra partigiana

Mongolfiera, 1 dicembre 1989

 

Gli episodi, anche piccoli, patrimonio personale di gruppi ristretti, che a migliaia formano il tessuto della vita e della memoria di una comunità perduti nello sterminato numero dei fatti di una guerra durata cinque anni e che ha coinvolto l' intero pianeta, rimangono grandi per chi li ha vissuti in prima persona, cronaca e ricordo, ma possono anche farsi grandi agli occhi di chi li sente narrare solo che si sappia elevarli ad esempi tipici cogliendone il valore universale, trasformarli in storia.

 

Questo ampliamento del significato dalla singolarità alla generalità, (...) alla memoria storica scritta con mezzi letterari piani, evocata con mezzi scenici semplici (...), nello stile noto di Campisi, fatto di una semplicità che mette in scena l'essenziale, che riproduce la vita vera, il tempo reale, il linguaggio giornaliero e la comunicazione diretta. (...) e proprio per questa naturalezza spoglia di orpelli, bravura, ornati eloqui, riesce a suscitare una spontanea e profonda commozione (...)

 

Si rivivono così quei tempi nella scansione del loro divenire, ed a noi e a coloro che c'erano allora, riappaiono le tensioni, le paure del rischio, le caute speranza gli slanci del coraggio, la inquieta attesa, e ognuno rievoca tra sé i propri episodi, momenti indelebili della memoria.

 

Andrea Adriatico e Stefano Casi

Trasmettere la memoria

L'Unità, 8 dicembre 1989

 

Trasmettere la memoria attraverso il teatro, con gioia, e trasformare quel teatro in testimonianza diretta della storia oppure (ed è quasi lo stesso) in confidenza familiare di una trascorsa giovinezza (...) conferma la riuscita di una formula la cui tradizione (nel senso di "tramandare" una storia, dei valori) e il mezzo espressivo spettacolare si coniugano con estrema vivacità: e tutto senza orpelli né velleità estetizzanti.

 

Stefano Casi

Un lavoro sincero e umile

L'Unità, 17 febbraio 1990

 

Un lavoro sincero e umile che sbaraglia con la propria semplicità, le pretese artistiche più contorte e pretenziose.

Alberto Artese
La dimensione del ricordo

Il Resto Del Carlino, 30 maggio 1990


Sentimenti quali la paura, dolore, delusione, speranza e soprattutto una grande forza d'animo, accompagnati da condizioni esistenziali costantemente precarie, hanno caratterizzato questo "Paesaggio con donne in risaia", da un testo di Maria Bonora per la scrittura scenica e regia di Nino Campisi.

Al di là delle vicende narrate, sullo sfondo di fotografie dell'epoca che non potevano non richiamare alla memoria alcune famose immagini del film "Riso amaro", l'elemento più originale della rappresentazione si trova nella dimensione del ricordo...


Maureen Lister
Le emozioni

Leggere Donna, Maggio 1990


(...) Per le donne, non abituate a fare teatro, è stato un lavoro duro. Quando hanno visto "tutto sto papier" da imparare a memoria sono rimaste scioccate. Gelsomina convinta di non avere più memoria, non voleva neanche mettercisi.

Maria sapeva di esserne in grado ma disse a Nino: " A degg mè... se non ci ricordiamo neanche più se abbiamo salato la pentola, come vuoi che facciamo!"

Che emozioni hanno provate Pina, Maria e Gelsomina durante il lavoro con Nino? "Al principio mi era venuto un mal al cuore" dice Gelsomina "quella là (la Maria) mi ha fatto piangere per dei mesi!".

Hanno fatto piangere anche molti di coloro che hanno assistito allo spettacolo, per il ricordo dell' enorme gioia della caduta del fascismo.

"Le espressioni di tanti anziani" ricorda Maria nel finale, " non le ho mai dimenticate. Ridevano e piangevano. Qualcuno si scusava dicendomi: ragazzina tu non puoi capire cos'è questo giorno per noi". (...)



Nico Garrone
Tre signore omicidi sul carro dei comici

La Repubblica, Spettacoli, 17 agosto 1990

 

Bastava ascoltare gli applausi che hanno punteggiato tutto lo spettacolo, Paesaggio con donne in risaia, un montaggio di canzoni e racconti della guerra partigiana interpretato dalle stesse protagoniste.

 

Se per le persone anziane agosto pare sia il più crudele dei mesi, quello dove si fa più forte il peso della solitudine, per queste tre anziane ex-mondine arrivate in tournée ad Aradeo di certo è il più felice dei mesi.

 

Si chiamano Pina Pirani, Gelsomina e Maria Bonora che firma anche la stesura del testo. Il regista, Nino Campisi, le ha trovate in un centro sociale per anziani di Bologna e ha sperimentato un tentativo di teatro della memoria.

 

E dai loro ricordi diretti, superando le difficoltà di organizzarli in un copione da recitare in pubblico (noi che dimenticavamo ormai anche se avevamo messo il sale nella pentola...) è venuto fuori questo spettacolo strano e commovente.

 

Strano perché tra quelle tre nonnine con la blusa a fiori e la permanente sedute intorno ad un tavolo, tre soavi signore omicidi che potrebbero stare in un salottino di Agatha Christie, e le diapositive su uno schermo della loro giovinezza, i gruppi di mondine da Riso amaro neorealista, o la foto di Gelsomina ribattezzata Gilera sulla sua bici di staffetta partigiana davanti ad un casale, si crea immediatamente un vertiginoso contrasto non solo temporale.

 

Commovente perché riescono a conservare e a trasmettere intatto, senza retorica, anzi con un pizzico d' ironia nel ricordo di certe beffe un po' boccaccesche, il sentimento vitale e combattivo di un' epoca storica che ci sembra ogni giorno più lontano. Come una favola, appunto, raccontata dalla nonna. (...)

 

Continua...

 

 

2010 - present

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