Presentato ufficialmente il 15 ottobre al Teatro del Navile, Eindao (symphonic version) è tratto dall'album 'MOLOCH' scaricabile in digitale al prezzo di 1€ da iTunes / Amazon / Spotify o direttamente dal sito molochthealbum.bandcamp.com
Con Moloch Live, una performance in prima assoluta, Gianni Venturi e Lucien Moreau hanno aperto la stagione 2016-17 del Teatro del Navile - Spazio Arte presentando il loro Manifesto artistico insieme a Valerio Venturi e Nick Soric, Loboloto (Alicelobo) e Manrico Fiorentini. Una straordinaria performance ha dato voce e corpo a una rivoluzione artistica dirompente di rock progressive, elettronico e sinfonico dove musica, poesia e cinema si fondono per riaffermare con forza l’individualità creativa degli artisti.
La performance è stata aperta dal sorprendente video musicale del singolo "Eindao", scritto e diretto da Lucien Moreau che qui riproponiamo.
"Eindao" si apre con una visione/invocazione di Cavallo Pazzo, Tȟašúŋke Witkó, il santo visionario della tribù degli Oglala Sioux che suona così: "Quando morirò dipingetemi tutto di rosso e gettatemi nel fiume. Così ritornerò. Se non lo farete ritornerò lo stesso, ma come pietra". - "Cavallo pazzo è mio fratello" - invoca Gianni Venturi nella lirica di Eindao, in continuità con lo spirito della Beat Generation di cui sono intrisi i suoi testi - "Non parliamo la vostra lingua non è la lingua delle montagne. Ma il grido di Alce Nero. Il grido. Il grido. Abbiamo perso la vostra guerra e non l'abbiamo combattuta". Grido, monito, invocazione visionaria e presagio del futuro, "Eindao" enumera le guerre scatenate dal "Moloch" imperialista e lancia il suo grido.
Specchio della natura umana, personaggio mitologico, demone dell’antichità che appare nelle opere letterarie in differenti epoche, dal “Paradiso Perduto” di John Milton alle poesie di William Blake, e che si materializza nell’ “Urlo” profetico di Allen Ginsberg, “Moloch” è il vero volto del “capitalismo democratico”, una bestia disumana e spietata, che come Cronos, emerso dal caos informe divora i suoi figli.
“Moloch è il demone del sacrificio, - scrivono nel loro manifesto Gianni Venturi e Lucien Moreau - entità leggendaria dalla testa di toro e stomaco di fuoco presso cui venivano immolati i nascituri. Di lui Ginsberg ne dà un riferimento impressionante, descrivendolo non solo come mostro degli estremismi e delle false promesse ma anche come metafora della macchina capitalistica, ingranaggio della società dei consumi che divora giovani anime per ridurre in schiavitù il genere umano, sempre più connesso, sempre più legato a doppio filo alla dittatura del progresso, alla droga del possesso, alla sacra soma del sogno occidentale. Un potere democratico e totalitario, che poi è semplicemente espressione della natura umana più recondita, dall’origine dei tempi.”
A concludere il video la leggiadra danza butoh en plein air di Manrico Fiorentini.
Nino Campisi